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Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972 - Arturo Bonfanti


Indirizzo
Via dell'Aquila, 6c/6d
Reggio Emilia
Sede
Galleria VV8artecontemporanea

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Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972 - Arturo Bonfanti
Da Sabato 29 settembre 2018 a Sabato 17 novembre 2018 | Galleria VV8artecontemporanea | Reggio Emilia

Il coraggio di una poetica non mediata dal disegno, non urlata nei colori, non rassicurata dalla regolarità della geometria, non aderente a manifesti o ideologie. Senza artifici formali, senza facili scorciatoie, senza retorica, è l’astrattismo puro di Arturo Bonfanti, artista schivo, tra i più intensi del nostro Novecento per l’originale sintesi compositiva con cui ha saputo interpretare il dibattito artistico che ha ribaltato il concetto di arte in Italia e nel mondo.

La mostra “Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972”, dedicata all’artista bergamasco, è l’ultima proposta controcorrente di VV8artecontemporanea di Reggio Emilia (Via dell’Aquila, 6c/6d), che prosegue il suo percorso nel Novecento collaborando ancora una volta con la galleria Lorenzelli Arte Milano. L’esposizione sarà inaugurata sabato 29 settembre 2018, alle ore 18.00.

“Il coraggio della forma” è il punto di arrivo di un lungo processo di sedimentazione iniziato negli anni Venti a Bergamo, proseguito a Milano a partire dal 1926 e in Europa con i viaggi del dopoguerra, passando attraverso lo studio dei primitivi italiani, gli accenti soverchianti delle avanguardie e il nuovo astrattismo italiano emergente. Un’osservazione silenziosa che Bonfanti ha coltivato in modo paziente e che negli anni Quaranta inizia a tradurre in una sintesi espressiva originale in cui risuonano gli echi della riflessione artistica contemporanea, dall’essenzialità di Paul Klee, alle intime armonie di Giorgio Morandi, alle sospensioni metafisiche di Giorgio De Chirico, ma sempre rifuggendo ogni adesione a cartelli o ideologie e compiendo un passo ulteriore rispetto ai propri modelli verso la forma archetipica assoluta.

“Il coraggio della forma” è l’espressione più matura di un’arte della sottrazione capace di tradursi, per una sorta di contrappasso, in pregnanza estetica. Manca il disegno: la pennellata di Bonfanti cala direttamente sulla superficie del quadro interagendo con la sua materialità. L’uso sobrio del colore tende al tono su tono nelle campiture cromatiche che digradano l’una sull’altra e si spinge fino alla completa negazione con gli acromi e lo sperimentalismo sulla materia degli AC murali. Le opere non portano titoli evocativi, ma solo codici alfabetici o denominazioni generiche. Che cosa resta? Il guizzo sottile che con discrezione forza la prevedibilità della geometria con l’invenzione che non ti aspetti, generando nuovi punti di equilibrio, piani lenti che scivolano, inedite intersezioni. Miracoli di armonia compositiva in cui la forma è sostanza più che mai.

“Il coraggio della forma” segna una nuova tappa del percorso di esplorazione sul Novecento portato avanti da Chiara Pompili e Alberto Soncini di VV8artecontemporanea, la galleria di Reggio Emilia che solo nel maggio scorso ha dedicato una mostra alle opere del decennio 1975-1985 di Piero Dorazio. Ma se già la scelta di dedicarsi a quel periodo poco frequentato dell’astrattista romano si collocava controcorrente, il profilo defilato di Bonfanti distingue questa nuova esposizione come un atto di coraggio che ancora una volta privilegia la qualità della proposta culturale rispetto a soluzioni di comodo più facilmente incanalabili nel main stream dell’attuale mercato dell’arte.

La mostra “Arturo Bonfanti, Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972” sarà visitabile fino al 17 novembre, da lunedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.30- 19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 0522 432103, info@vv8artecontemporanea.it, www.vv8artecontemporanea.it.

Arturo Bonfanti nasce a Bergamo il 24 maggio 1905. Dal 1924 frequenta a tempo pieno la Scuola d’Arte “Andrea Fantoni” di Bergamo. Presta servizio militare a Firenze nel 1925; si trasferisce a Milano nel 1926 e qui si dedica all’arte grafica e applicata. La sua prima personale si tiene a Bergamo nel 1927. Nel 1930 sposa Luisa Ferravilla, figlia del celebre attore, e due anni dopo nasce Adriana. Durante la guerra torna a Bergamo con la famiglia. Dal 1946 sono frequenti i suoi viaggi all’estero: a Parigi instaura rapporti di amicizia con Magnelli, Schneider, Charchoune e Arp; a Zurigo con Bill; a Monaco con Baumeister, Fruhtrunk; a Londra con Nicholson e Pasmore. A Lione nel 1948 progetta e realizza un’architettura d’ambiente che consegue il primo premio. Ritorna a Milano nel 1952, interessandosi attivamente a esperienze cinematografiche e realizzando cortometraggi che presenta all’VIII Festival d’Amateurs di Cannes, dove ottiene nel 1954 con La chiave di Calandrino il “Prix du Film de Marionettes”. È sua la scenografia di La panchina di Sergio Liberovici al Teatro Donizetti di Bergamo nel 1956. Del 1959 è la mostra personale nella sua città natale alla Galleria Lorenzelli; nello stesso anno partecipa alla Biennale “Italia-Francia” a Torino. Dal 1960 al 1975 allestisce mostre personali e collettive in varie città italiane, d’Europa e d’America; partecipa con sale personali alla IX Quadriennale di Roma (1965), alla mostra Five from Milan alla Philadelphia Art Alliance (1967), alla XXXIV Biennale Internazionale di Venezia (1968) e alla X Biennale di San Paolo del Brasile (1969). Ritrova e frequenta in Canton Ticino gli amici Arp e Nicholson e, sempre in Ticino, presso l’Atelier Lafranca di Locarno, realizza buona parte della sua produzione grafica. Nel 1975 si sottopone a un grave intervento chirurgico che lo obbliga a ridurre notevolmente la sua attività creativa. Muore a Bergamo il 21 gennaio 1978 per un improvviso malore. Fra le mostre pubbliche che si sono tenute dopo la sua morte si segnalano quelle proposte nel 1987 al Museo Civico di Lodi, nel 1991 al Kunsthaus di Zug e al Musée Jenisch di Vevey, nel 1992 al Musée Municipal di Cholet, al Kunstverein di Ludwigshafen e presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, nel 2001 all’Institut Matildenhöhe di Darmstadt.




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Arturo Bonfanti | Galleria VV8artecontemporanea | Lorenzelli Arte Milano
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Arturo Bonfanti, Nel campo. 260, 1966, olio su pannello, cm. 25x30
Arturo Bonfanti, Nel campo. 260, 1966, olio su pannello, cm. 25x30
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Arturo Bonfanti, Nel campo. 260, 1966, olio su pannello, cm. 25x30

Arturo Bonfanti, AC murale 113, 1972, acrilico su pavatex, cm. 35x38
Arturo Bonfanti, AC murale 113, 1972, acrilico su pavatex, cm. 35x38
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Arturo Bonfanti, AC murale 113, 1972, acrilico su pavatex, cm. 35x38

Arturo Bonfanti, H. 508, 1972, olio su tela, cm. 90x108
Arturo Bonfanti, H. 508, 1972, olio su tela, cm. 90x108
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Arturo Bonfanti, H. 508, 1972, olio su tela, cm. 90x108

Arturo Bonfanti, AC. murale 154, 1975, acrilico su pavatex, cm. 60x72
Arturo Bonfanti, AC. murale 154, 1975, acrilico su pavatex, cm. 60x72
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Arturo Bonfanti, AC. murale 154, 1975, acrilico su pavatex, cm. 60x72

Arturo Bonfanti, Moto lento - 252, 1966, olio su tela, cm. 46x55
Arturo Bonfanti, Moto lento - 252, 1966, olio su tela, cm. 46x55
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Arturo Bonfanti, Moto lento - 252, 1966, olio su tela, cm. 46x55

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