Fosco Grisendi CSArt
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Il mARTEdì di Fosco Grisendi
Margherita Portelli

È fatta di tessuti a trame larghe, la sua pittura. Dipinti realizzati su tele di juta che spesso ricordano negativi di fotografie lontane. Messaggi a lettere cubitali, ma tutti da interpretare. Ci sono personaggi piccoli e distanti, che sembrano disposti a caso dentro una tela che difficilmente ti immagini in cornice. I colori sono accesi ma anche scuri: il disegno di fondo - spesso - può contare sulla profondità dell'infanzia. Fosco Grisendi, nome affascinante e tratto che più distintivo non si può, ha i natali parmigiani ma è residente a Montecavolo, nel Reggiano. A Parma è tornato da circa una ventina di giorni con la mostra "Are we out of sight?", allestita nel Punto Arte di Apla Parma Confartigianato, in viale Mentana, per  il quarto appuntamento della rassegna portata avanti in collaborazione con l'Archivio Giovani Artisti del Comune di Parma. Il 35enne, che si avvicina alla pittura circa sette anni fa, in questa esposizione tenta di mettere a fuoco la propria visuale. Tele grandi come manifesti, colori piatti e luminosi, segni grafici da street-art: la sua opera risulta ricca di richiami figurativi e testuali. Ma chi sono quei personaggi di cui vediamo solo il contorno? Sagome, immagini familiari, amici e nemici...? ce lo prova a spiegare lui.

Come, quando e perché ti avvicini all'arte?
Mi avvicino all'arte nel 2004 visitando il Van Gogh Museum di Amsterdam, nello stesso anno in cui mi vengono regalate la prima tela e dei colori ad olio con i quali dipingo il mio primo quadro. Sentivo la necessità di riportare su tela le immagini che mi apparivano all'improvviso nel quotidiano: sentivo di avere una potenza dentro di me.

Cos'è per te l'arte?
Per me l'arte è imprevedibilità.

Solitamente quando e come dipingi?
Dipingo nella mia mansarda che utilizzo come studio, ci passo quasi tutte le mie serate e vado avanti a dipingere fino a notte fonda. Lavoro a Parma (come impiegato, ndr) tutto il giorno e l'unico tempo che ho a disposizione è la sera, solamente nel fine settimana dipingo di mattina. Utilizzo un cavalletto, la musica e i pochi oggetti che mi servono per dipingere.

Attraverso le tue opere che cosa tenti di trasmettere?
La fragilità del mondo.

Perché le trame delle tue tele sono così riconoscibili? Non è più difficile dipingere su un supporto come quello?
Mi piace dipingere su un supporto ruvido ed irregolare come la tela di juta, e mi soddisfa vedere che la tela coperta di colore lascia comunque in evidenza la trama del tessuto originario. Tutto questo mi ricorda un po' il muro utilizzato dai writers che lavorano spesso su delle superfici sgretolate. Più che essere difficile richiede più tempo e maggior utilizzo di colore e quindi una spesa maggiore per realizzarle. Non stendo fondi sulla tela e quindi c'è un assorbimento elevato di pigmento, tutto questo per ottenere quell'effetto ruvido del quale parlavo in precedenza.

Figure stilizzate, gesti e tante parole: i tuoi dipinti potrebbero sembrare di più diretta intuizione, ma in realtà nascondono messaggi potenzialmente differenti...è un linguaggio da interpretare il tuo?
Mi sento la persona più fortunata del mondo quando qualcuno cerca di dare un'interpretazione del mio linguaggio. Credo che l'arte debba esprimere qualcosa e lasciare un messaggio a chi la guarda. Non avendo una formazione artistica mi sono avvicinato alla pittura mosso esclusivamente dalla necessità di esprimere qualcosa che ho dentro.

Cosa racconta la tua mostra all'Apla Confartigianato?
Racconta la vita vera, racconta di film, di musica... Mentre dipingo ascolto ciò che mi è successo durante il giorno, ciò che ho provato guardando un film o ascoltando un concerto e cerco di mettere le emozioni dentro al quadro. Mentre dipingo mi sento molto vulnerabile, ma è l'unico modo che conosco per esprimere in pieno ciò che provo.

Cosa sognavi di fare da bambino?
Il calciatore

Cosa fai/farai da grande?
Adesso faccio l'artista e nel tempo libero vado in ufficio (mi piace pensarla così), però più divento grande e più le responsabilità aumentano, quindi credo che non potrò più continuare a portare avanti questo mio hobby. Presto smetterò di andare in ufficio per fare l'artista a tempo pieno, mi divertirò ancora per un po' poi metterò la testa a posto.

L'arte come lavoro: utopia o ci credi davvero?
Non sono in grado di mettere così tanta energia in una cosa nella quale non credo. La risposta è sì, ci credo davvero.


Margherita Portelli, Il mARTEdì di Fosco Grisendi, www.gazzettadiparma.it, 18 ottobre 2011.

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