Fosco Grisendi CSArt
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Stand your ground
Chiara Serri

Stand your ground, ovvero mantieni la posizione, non arretrare d’un passo. Nasce da un fatto di cronaca americana la nuova produzione di Fosco Grisendi, tesa ad indagare il sottile confine tra verità e menzogna, tra realtà e fiction.
Trayvon Martin, diciassettenne afroamericano, viene ucciso all’uscita di un negozio da un colpo di pistola. Il vigilante che gli spara è convinto che il ragazzo sia armato, ma in tasca ha solo un pacchetto di caramelle. Alla fine di un processo che suscita molte proteste e solleva questioni razziali, la guardia viene assolta sulla base della Stand your ground self-defense law, che consente ad una persona armata di uccidere un presunto aggressore in base alla mera percezione di pericolo per la sua incolumità.
Una vicenda che colpisce fortemente Fosco Grisendi, portandolo ad approfondire tematiche legate all’uso eccessivo della forza e all’abuso di potere nella società italiana. Da qui, i casi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovrandi, Giuseppe Uva e Gabriele Sandri, definiti “Morti di Stato”, e ancora la trasposizione letteraria e cinematografica di un senso di surreale incertezza, d’impossibile assoluzione, che passa da Il processo di Franz Kafka a Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.
La realtà non si presta ad una lettura univoca. La critica delle illusioni va di pari passo con una drastica sfiducia nella possibilità di raggiungere una verità oggettiva. Cosi è (se vi pare), scrive Pirandello, alludendo al relativismo delle forme, a quelle maschere, ancora oggi attuali, che corrispondono alle strutture, alle convenzioni, ai ruoli imposti dal vivere comune.
Affascinato dal mondo del wrestling, Grisendi sceglie questo genere di lotta come metafora della società contemporanea. Un combattimento che presenta notevoli affinità con la performance teatrale, dalla quale recepisce tecniche di messinscena, costruzione dei personaggi e gioco delle maschere. Difficile intuire il confine tra realtà e finzione, difficile capire quanto il “resistere ad oltranza” dei lottatori corrisponda a determinazione sportiva o spettacolo.
Dopo un lungo periodo di studio e il confronto con lo staff di WIVA - Wrestling Italiano Veramente Autentico, federazione con sede a Reggio Emilia, l’artista ha individuato alcune mosse rappresentative (manovre di sottomissione, prese, tecniche aeree, calci volanti), riportate sulla carta e, successivamente, sulla tela. Per la prima volta, l’attenzione di Grisendi non si concentra sulle singole opere, ma sulla serie, dando vita ad un progetto di più ampio respiro, supportato da un racconto organico, da ponderate scelte cromatiche e formali.
Una volta individuato il tema, nell’estate del 2013, l’artista ha iniziato con disegni a matita su carta di piccole dimensioni: opere autonome e, allo stesso tempo, punto di partenza per dipinti su tela di grande formato. Fogli caratterizzati da un segno netto e continuo, quasi grafico, che descrive con precisione i dettagli funzionali alla narrazione, lasciando in sospeso quanto non necessario.
La grande novità, che coinvolge anche i quadri, è data dalla costruzione dell’opera stessa. Se in passato l’artista strutturava la composizione su più livelli, prevedendo diversi registri narrativi o singole figure collegate tra loro come elementi di un rebus, nella sua nuova produzione il soggetto conquista il centro della scena, divenendo fulcro del racconto e catalizzatore dello sguardo.
La tavolozza cromatica, ripresa da alcune opere realizzate nel 2012 e nel 2013 (I never stopped, Stay together, The indifference, You didn't know), prevede l’uso di quattro colori acrilici su tela di juta: il nero per il fondo, il bianco per la linea di contorno, l’azzurro, il verde pastello e ancora il bianco per le campiture. Poche linee, toni selezionati, aree di colore piatte e uniformi che sembrano guardare al mondo della grafica pubblicitaria e del fumetto. Una pittura pop, volutamente sintetica, che allude anziché descrivere, mettendo in secondo piano la verità anatomica a favore del pathos, del gesto e del movimento.
Con le opere della serie Stand your ground, Fosco Grisendi apre alla terza dimensione, avvalendosi in senso architettonico delle corde (Stand your ground #7, 2014), posizionando il wrestler, l’arbitro e il ring su vari piani prospettici (Stand your ground #5, 2014), disegnando linee di fuga convergenti che trascinano l’occhio di chi guarda dai piedi del lottatore sottomesso allo stivale del suo avversario, in linea con la mano alzata in segno di vittoria (Stand your ground #3, 2014). In alcuni dipinti assume, inoltre, particolare importanza il movimento, (Stand your ground #9, 2014), determinato dai gesti acrobatici dei lottatori che si contrappongono alla staticità delle scene di vita comune.
Il progetto Stand your ground comprende, infatti, tre opere che, pur utilizzando le stesse soluzioni formali dei quadri di lotta, si differenziano da questi per il tema, legato alla quotidianità, e per un senso di perdurante attesa. Un padre preoccupato per l’imminente matrimonio della figlia (Stand your ground #10, 2014), una ragazzina alle prese con un difficile percorso di crescita (Stand your ground #8, 2014), un gallerista, identico ai quadri che promuove, a braccia conserte nello spazio conchiuso della sua galleria (Stand your ground #4, 2014).
Dipinti che parlano di rapporti sociali, nuove generazioni e mercato dell’arte, avvalendosi della continuità cromatica e formale con le altre opere della stessa produzione, per creare un parallelismo con il mondo del wrestling, dove s’intrecciano realtà e finzione, dove gli atleti sono atleti, ma la performance è soprattutto spettacolo.
Dal tema politico specifico – l’uso eccessivo della violenza e l’abuso di potere – al tema politico in senso lato, come volontà di prendere posizione dinnanzi a quanto accade nella vita quotidiana, mirando al bene comune, «perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile».

***

Stand your ground, i.e. hold your position, not a step backwards. Fosco Grisendi’s new production, aimed at investigating the thin line between truth and falsehood, between reality and fiction, comes from a true American story.
Trayvon Martin, seventeen year old Afro-American boy, was killed at the exit of a store by a gunshot. The cop who shot him, was convinced that the guy was armed, but he only had a packet of sweets in his pocket.
At the end of a process that gave rise to many protests and raised racial issues, the policeman was acquitted on the basis of the “Stand your ground self-defense law”, allowing a person armed to kill an alleged aggressor only on the base of a perception of danger to his own safety.
This event greatly affected Fosco Grisendi and took him to investigate issues related to the use of excessive force and power abuse into the Italian society.
From here, the cases of Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva and Gabriele Sandri, called "Deaths of State" , and yet the literary and cinematic transposition of a sense of surreal uncertainty, of impossible acquittal, which passes from The process by Franz Kafka to Mamma Roma by Pier Paolo Pasolini.
The reality is not suitable to a unique interpretation. The criticism of illusions goes together with a drastic lack of confidence in the possibility of reaching an objective truth.
So it is (if you like), Pirandello wrote, alluding to the relativism of forms, to those masks, still current, corresponding to the structures, the conventions, the roles imposed by the common living.
Fascinated by the world of wrestling, Grisendi has chosen this kind of fight as a contemporary society metaphor.  A fight closely related with the theatrical performance, from which incorporates staging techniques, construction of the characters and the play of the masks.
Hard to guess the line between reality and fiction, hard to understand whether the "resist to the bitter end" of the wrestlers corresponds to sporting determination or entertainment.
After a long period of study and discussion with the staff of WIVA, Wrestling Italiano Veramente Autentico federation based in Reggio Emilia, the artist has identified some representative moves (submission manoeuvres, grips, aerial techniques, flying kicks), then drawn on paper and painted on canvas. For the first time, Grisendi’s attention has not focused on individual artworks, but on the series, thus creating a broader project, supported by an organic tale, by considered chromatic and formal choices.
Having identified the theme, in the Summer 2013, the artist began with small size pencil drawings on paper: independent artworks and, at the same time, starting point of large format paintings on canvas. Sheets characterized by a net, almost graphic and continuous sign, which accurately describes the details of the narration, leaving pending what is not necessary.
The great innovation, involving the paintings too, is given by the artwork construction. If in the past the artist structured his composition on several levels, providing different narrative registers or single figures linked together as elements of a puzzle, in his new production the subject has taken the center of the stage and becomes the fulcrum of the story and the catalyst of the look.
The colour palette, taken from some artworks of 2012 and 2013 (I never stopped, Stay together, The indifference, You didn’t know), includes the use of four acrylic colours on canvas jute: black for the background , white for the contour line, blue, pastel green and white again for backgrounds. Few lines, selected tones, flat and uniform areas of colour that seem to refer to the world of advertising graphics and comics. A deliberately concise pop painting, which alludes instead of  describing, by overshadowing the anatomical truth in favour of the pathos, of the gesture and of the movement.
With the works of the series Stand your ground, Fosco Grisendi has opened to the third dimension, making use in architectural sense of the ropes (Stand your ground # 7, 2014), placing the wrestler, the referee and the ring on various perspective planes (Stand your ground # 5, 2014), drawing converging lines of flight that drag the eye of the viewer from the feet of the submissive wrestler to the boot of his opponent, in line with his hand raised in sign of victory (Stand your ground # 3, 2014). In some paintings (Stand your ground # 9, 2014), furthermore, the movement, determined by the acrobatic gestures of wrestlers who contrast with the static nature of the common life scenes, takes particular importance.
The Stand your ground project includes, in fact, three artworks that, while using the same formal solutions of the wrestle paintings, differ from these last ones because of the theme, linked to everyday life and to a sense of continued waiting. A father worried about the impending wedding of his daughter (Stand your ground # 10, 2014), a girl struggling with a difficult path of growth (Stand your ground # 8, 2014), an art dealer, identical to the pictures that promotes, arms folded in the closed space of his gallery (Stand your ground # 4, 2014).
Paintings that speak about social relations, new generations and the art market, making use of the chromatic and formal continuity with the other artworks of the same production, to create a parallel with the world of wrestling, where reality and fiction intertwine, where athletes are real athletes, but the performance is primarily show.
From a specific politics issue - the excessive use of the violence and the abuse of power – to the political theme in a broad sense, as a willingness to take a position in front of what happens in everyday life, aiming to the common good, «because a reality was not given us and neither exists; but we must create it by ourselves, if we want to be; and it never will be forever, but continuously and infinitely mutable».

Testo scritto da Chiara Serri in occasione della mostra di Fosco Grisendi Stand your ground (Officina delle Arti, Reggio Emilia, 2015) e pubblicato nel catalogo e nell'ebook Vanillaedizioni, collana PageNotFound, scaricabile gratuiramente.


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